Olga Sofia Schiaffino: medico, omeopata, psicoterapeuta

Che cos’è uno studio medico olistico?
Un luogo dove incontrare e vedere la persona a 360 gradi, ricostituendo in parte quell’unità che la filosofia platonica aveva separato. Nei miei studi ho verificato come sempre di più l’unità di corpo-mente e anima sia l’espressione di una stessa energia.
Vedere la medicina attraverso un approccio olistico significa trovare tutte quelle soluzioni, anche già ideate e sperimentate dall’antichità ad oggi, per far star bene l’uomo.
In natura c’è la soluzione per ogni problema. Gli animali non hanno un medico eppure riescono a curarsi da soli con l’istinto. E anche l’uomo ha questa capacità, che probabilmente sì è parzialmente persa nel corso degli anni. Avere più fiducia nella forza vitale di autoguarigione e nella nostra capacità di cercarci le cose che ci fanno stare bene è fondamentale. Poi che siano erbe, fiori o -perché no- farmaci (per esempio quando l’energia individuale è molto bassa e solo in casi che lo richiedano) va valutato da caso a caso. Le soluzioni di cura devono rispettare il nostro essere e anche tutto quello che ci circonda. In questo studio, appunto, cerchiamo di incontrare la persona, ascoltarla, ascoltare le sue esigenze e risponderle usando l’omeopatia, l’agopuntura, l’omotossicologia, la floriterapia, il training autogeno e anche la psicoterapia e altre terapie più orientate verso la mente.

Queste discipline e forme di cura e guarigione aiutano proprio l’individuo a ritrovare la sua unità corpo-mente-anima in un percorso più ampio?
Sì certo, perché se vogliamo interpretare la malattia, la malattia consiste in un punto di rottura, che ci fa individuare dei limiti di noi stessi; a volte la malattia è l’espressione di un trauma anche mentale, basti pensare alle teorie di Hamer per la genesi dei tumori o alla medicina tradizionale cinese. A volte la soppressione dei sintomi che si opera con la medicina tradizionale non aiuta a comprendere lo stato generale in cui si trova l’individuo, quindi è sempre molto importante avere rispetto di quello che ti succede e del tuo essere malato.

Quando ha capito che l’approccio allopatico doveva essere integrato? Perché constato spesso che nella formazione dei medici tradizionali l’approccio integrato non è considerato o è considerato ancora molto poco. Vorrei una sua opinione in merito.
Penso che la difficoltà a integrare le varie conoscenze sia legata alla paura e all’ignoranza. Ognuno di noi difende quello che ha imparato strenuamente, perché è costato molta fatica, perché noi tutti tendiamo ad avere delle certezza assolute . Avere un approccio integrato significa non avere certezze assolute e credere di poter offrire un buon servizio alla persona che si vuole curare, però non mettendo nessuna legge al di sopra del buon senso e dell’apertura mentale a considerare diverse possibilità di cura.
Per avere questa apertura bisogna conoscere, studiare sempre e allargare i propri orizzonti, anche per evitare che di questo approccio integrato se ne occupino persone che obiettivamente di approccio integrato non ne sanno niente. Molto spesso si legge sui giornali “Bambino morto perché sospesa insulina perché seguito da un omeopata” Questi sono dei casi limite e gonfiati dalla stampa che non segnala quanti milioni di persone si curano con successo e beneficio attraverso queste medicine. Vero è anche che per il trattamento omeopatico, come per qualsiasi altro trattamento, bisogna richiedere che il personale sia altamente qualificato ..nel momento in cui io medico ho un bambino con una crisi asmatica se non voglio farlo morire un po’ di cortisone glielo devo dare. Poi lo disintossico dopo.. però bisogna anche pensare che le medicine non sono una setta religiosa o fede per cui se tu dai qualche cosa di altro “ti sporchi” e quindi non sei più puro o degno .
L’approccio integrato significa individuare qual è lo strumento migliore per fare un dare un servizio alla salute della persona a 360 gradi.

..e che consideri l’individualità della persona, perché poi ogni soggetto è diverso da un altro
Sì, ogni soggetto è un mondo a parte. E’ importante vedere a che livello di energia si trova la persona. La risposta a un omeopatico è migliore e più immediata quando la persona ha un alto livello di energia vitale. Nel momento in cui si è un po’ più penalizzati da questo punto di vista si può ricorrere, ad esempio, alla fitoterapia che, essendo ponderale, ha un effetto simile a un farmaco, ovvero una sostanza che serve ad antagonizzare determinati sintomi.
L’omeopatia, invece, ha un effetto più riequilibrante e modulante come anche l’agopuntura o i fiori di Bach, però l’individuo deve essere ricettivo. Inoltre occorre avere una precisa fotografia dello stato di salute del singolo individuo.
La risposta a un omeopatico è dunque migliore quanto più alta è l’energia vitale.
Personalmente ho un ricordo che mi da ancora oggi tanta emozione: mi trovavo in Grecia e vidi tende svolazzare su un terrazzo. Era la scuola di omeopatica di Vithoulkas ad Alonissos. Pensai di dover approfondire questo approccio: il principio “il simile si cura con il simile” e la ricerca di un rimedio unitario per la persona, che significava riequilibrarla …questo poteva aiutare una psicoterapia o talvolta bypassarla. Ho capito di dover studiare anche le medicine naturali, così frequentai 4 anni corso di terapia unicista e 4 anni di omotossicologia, che è una variante più moderna con un’ interpretazione biochimica della medicina omeopatica letta da Hahnemann. Sono molto contenta perchè in tutti questi anni ho visto molte cose funzionare e ho verificato quanto sia grande la natura e la vita..quanto questa energia di cui tutti parliamo sia molto più tangibile di quello che si crede.
La malattia è sempre l’alterazione di un equilibrio. Ma l’equilibrio è dinamico …è come un uomo che cammina su un filo a piedi nudi, non sta fermo sul pavimento… questa dimensione di ricerca dell’equilibrio rimodula continuamente il nostro assetto interno.

Quali strumenti ha la persona per interpretare la propria malattia? Ricorrere all’istinto a quella voce interna che tutti hanno, che a volte resta inascoltata
Ci sono diversi autori che raccontano come molte patologie che colpiscono organi specifici abbiano un substrato e una genesi mentale specifica. Facciamo un esempio: i calcoli al fegato spesso sono collegati a un temperamento iroso, tenuto sotto controllo da condizionamenti esterni (diventi verde dalla rabbia); anche i problemi digestivi e il mal di fegato portano ad indagare l’asse emozionale connesso alla rabbia; patologie a livello polmonare o gastro-intestinale, per la medicina tradizionale cinese, sono connessi all’umore depresso e alla tristezza.
Come nell’albero c’è sempre una chioma e una radice sotto, così è anche nella malattia. Ad esempio: grosse frustrazioni o delusioni amorose o di carriera potrebbero colpire il sistema cardio vascolare o la tiroide; l’infarto spesso si verifica a seguito di eventi quali, ad esempio, un pensionamento non gradito, quindi si indaga tutto a 360 gradi.
La capacità del terapeuta è appunto quella di interpretare e fare una summa delle sue conoscenze e nozioni (non dogmi) per metterle a servizio della persona che hai davanti . E’ importante studiare, voler andare sempre oltre.
La cura non è mai qualcosa di asettico, si parla in vicinanza …l’empatia è lo strumento più adatto a far stare bene il paziente.

Come funzionano in sintesi i rimedi omeopatici?
Questa è una bellissima domanda! L’omeopatia deriva in un certo senso dal concetto ippocratico che “il simile si cura con il simile” ma si omette spesso di dire che Ippocrate sostenne anche che, qualora non fosse possibile curare il simile con il simile, allora si sarebbe potuto provare con il suo contrario. Ideando in pratica il concetto di analgesico, antiinfiammatorio ecc…Il genio dell’omeopatia poi venne fuori con Hahnemann che mise insieme diversi saperi.
I rimedi omeopatici vengono preparati da elementi che provengono dai 3 regni: animale vegetale e minerale. Se sono animali o vegetali vengono triturati, macerati, poi viene fatta la diluizione e viene preparato il rimedio, diluendo una parte in 99 parti di acqua per fare le centesimali e facendo 100 succussioni (dinamizzazione). In questo modo si ottengono diluizioni centesimali. Per le decimali vale lo stesso principio (1 parte di rimedio e 9 di acqua )e così via..
Dopo una certa diluzione le grammomolecole, che sono i composti più piccoli della materia vivente, non ci sono più –per esempio dalla 12CH, per cui una delle cose comuni che si dice è questa “ma nei gliobulini non c’è niente…solo acqua!”.
Non è vero! Le succussioni, che a ogni passaggio vengono fatte,scuotono l’acqua in cui il rimedio è a soluzione e l’acqua cambia il suo stato a livello di spettrofotometro . L’acqua acquisisce memoria, energia di cui si carica. Infatti si parla di stati solitari dell’acqua e ci sono gli esperimenti di Masaru Enoto su come vengano cristallizzati i fiocchi di neve. In conclusione: non è detto che se noi non vediamo fisicamente qualcosa questa non esista o non abbia energia!
Ad esempio la belladonna alla 5CH viene utilizzata per le febbri alte, nevralgiche e quando l’individuo perde la ragione. Belladonna nello sperimentatore sano da gli stessi sintomi che vado a curare: febbre, congestione ecc… Quindi l’organismo si riequilibra in questo modo. Oggi gli individui sono molto inquinati (inquinamento mentale, alimentare e atmosferico) per cui grossi fenomeni di prooving non ce ne sono.
In generale possiamo dire che: le diluizioni basse 5-7 e 9CH servono per curare le patologie in acuto; la 12CH é intermedia e dalla 30CH in su andiamo ad operare sulla sfera mentale e gli strati più sottili.
Ci sono diverse teorie su come usare queste diluizioni e c’è la lettura, interessantissima del libro “Organum” di Samuel Hahnemann.
In generale di fatto usiamo tanto le alte e le basse diluizioni, meno le intermedie.

Chi si rivolge al suo studio e per quali patologie?
Arrivano persone che vogliono trovare un’alternativa, che non sono soddisfatte dalle cure avute in precedenza o che stanno facendo, persone che vogliono prendere meno pastiglie e che vogliono essere ascoltate.
Non bisogna porsi come santoni o risolutori di tutto, ma dare la giusta speranza che qualcosa si può sempre fare e che un miglioramento, se non globale, ma sufficiente si potrà avere.
Arrivano persone con depressione, stati d’ansia, bambini e giovani.
L’omeopata deve avere una laurea in medicina e fa del suo meglio in tutta coscienza e serietà. E’ molto importante che sia il medico, sia il paziente siano onesti e si pongano obiettivi realistici.

L’ultima domanda che volevo farle riguarda la bellezza. Secondo me in uno stato di salute psicofisica di benessere e di equilibrio inevitabilmente la persona sprigiona una bellezza che non è qualcosa di applicato, non è un cosmetico, un vestito …è una radiosità dal di dentro.
Per lei cos’è la bellezza?

La bellezza è essenzialmente armonia. Essere belli e è anche trovare il proprio stile, riuscire a valorizzarsi e gioire.
La bellezza da’ emozioni, mentre la perfezione non è detto che abbia un anima. Anche nelle favole di Fedro si dice “sed cerebrum non habent” È l’esclamazione della volpe che, avendo trovata una maschera teatrale, la trova molto bella ma… priva di cervello. Corrisponde al nostro proverbio l’abito non fa il monaco o le apparenze ingannano.
A volte noi vediamo cose o persone molto belle, ma fredde, senza anima, con poca personalità. La bellezza deve essere armonia e deve rendere necessari i tuoi difetti e le tue imperfezioni.

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11 Responses to “Olga Sofia Schiaffino: medico, omeopata, psicoterapeuta”

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    Emanuela Davini 05/03/2014 at 20:59 Permalink

    Thank you for reading!

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