La mindfullness: intervista con la Dr.ssa Giarelli

1. Che cos’è la mindfulness?

Mindfulness é una parola inglese che vuol dire consapevolezza ma in un senso particolare. Non è facile descriverlo a parole perché si riferisce prima di tutto a un’esperienza diretta. Tra le possibili descrizioni è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. “Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare:a) con intenzione, b) al momento presente, c) in modo non giudicante”. Si può descriverla anche come di un modo per coltivare una più piena presenza all’esperienza del momento, al qui e ora.

2. I nostri figli meritano di sperimentare la felicità e tutti vogliamo la loro felicità, in quanto sono il nostro futuro. La formazione di consapevolezza può aiutare i nostri bambini a gestire lo stress?
Certamente l’educazione alla consapevolezza aiuta a gestire lo stress, ma non è un modo per garantire facile benessere psico-fisico (che non esiste). Non è una sorta di “spa emozionale”. Non è una forma di “felicità” che ci spinge a accettare tutto, ad accettare in modo acritico ciò che succede a noi, ad essere passivi in nome dell’ “accettazione”.

3. Che cos’è la consapevolezza per aiutare i bambini a concentrarsi, combattere lo stress e controllare le emozioni negative?
E’ un atto che parte dall’attenzione e dal modo in cui la usiamo ed è talmente semplice che questa stessa semplicità ne rappresenta la vera difficoltà. Noi facciamo molta fatica ad essere semplici. Da un lato, una capacità progressiva di maggiore presenza al qui e ora ci apre a esperienze inaspettate, alla ricchezza del momento presente, alla pienezza del vivere. Dall’altro, la pienezza dell’esperienza comprende necessariamente anche il suo lato “negativo”: il disagio, la sofferenza, il dolore. E qui si gioca uno degli aspetti più interessanti di questo approccio che ci chiede e ci insegna a non respingere e a non negare questa dimensione ma a farne motivo di crescita e persino di creatività. Questo è l’aspetto cui si riferisce la parola “accettazione/accoglienza”. Il lato negativo della vita non possiamo evitarlo e allora la prospettiva della consapevolezza (mindfulness) ci offre una possibilità a prima vista strana, contro intuitiva, forse assurda: entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, imparare a rivolgere piena attenzione, a fare spazio anche a quello che non ci piace, che non vorremmo o che ci fa soffrire. In questo senso è un lavoro “contro natura”, un andare “controcorrente”, perchè la tendenza automatica, istintiva che abbiamo è fare esattamente l’opposto. Ma se lo sperimentiamo, allora possiamo scoprire che in questa “mossa” apparentemente incomprensibile troviamo una possibilità sorprendente di fare spazio, di lasciar essere e quindi di essere meno condizionati, meno oppressi anche dalle condizioni che ci portano disagio. E, paradossalmente, facendo questo ci mettiamo nelle migliori condizioni possibili per trovare, quando ci sono, le vie e i modi più efficaci per gestire o risolvere le cause di sofferenza. A volte anche attingendo a intuizione creative.brain

4. Quali sono gli strumenti pratici per regolare le emozioni e gestire lo stress?
Forniamo ai bambini strumenti pratici che possono essere usati ovunque: concentrarsi sul respiro o sulle sensazioni di una parte del corpo, prendendo momenti di quiete insieme agli adulti, in un ambiente protetto senza vincoli, ma ciò che conta di più è l’esempio. Se percepiscono amore e compassione dagli adulti, impareranno a manifestare le stesse qualità agli altri per il resto della loro vita.

5. Sappiamo il ruolo centrale di concentrarsi sulla respirazione e il rilassamento per sensibilizzare e allenare il focus. Puoi darci qualche consiglio per calmare la nostra mente?
È normale che la nostra mente sia costantemente attraversata da pensieri che possono anche scuoterci e disturbarci, ma la pratica regolare e costante apre lo spazio della nostra coscienza facendoci conoscere il respiro, i suoni e le sensazioni del fisico e del movimento corporeo.
Quindi accade quello che succede quando un cucchiaio di sale viene diluito in un bicchiere d’acqua: l’acqua ha un sapore orribile, mentre quando lo stesso cucchiaio di sale viene diluito in un lago, quasi non mostra la sua presenza, pur rimanendo lo stesso cucchiaio di sale.

6. I ragazzi sanno come funzionano il loro cervello? Come possiamo insegnare loro quello che sappiamo già del cervello?
“… le strutture cognitive possono cambiare, non solo il cervello influenza il comportamento, e viceversa, lo dicevo già nel 1945” (intervista a Reuven Feuerstein di Ambra Radaelli – La Repubblica femminile del 20 marzo 2001 – No 243) ora ciò è confermato da nuovi test che mostrano l’organo in attività in tempo reale: l’analisi dimostra che i nuovi comportamenti influenzano il cervello, anche su comportamenti consolidati producono cambiamenti permanenti. A differenza della scienza, che analizza un elemento per volta isolandolo, l’istruzione ha un approccio olistico: comprende aspetti cognitivi, affettivi, motivazionali e culturali.
Ciò rende le esperienze apprese generalizzabili, trascendendo l’immediato, per essere riutilizzabili in un’occasione completamente diversa. Non una componente biologica: siamo una comunità di cellule. Ma non è tutto: basta pensare che abbiamo appena due volte i geni del genere “frutta” … Ciò che ci differenzia è la cultura, l’apprendimento mediato e i bisogni che ognuno continua ad accrescere. ”
Si possono individuare i cambiamenti in una parte precisa del cervello? (Continua la stessa intervista)
“Non è importante, come ha spiegato Karl Pribram, tra i più grandi neurologi mai nati, il cervello è come un ologramma: un frammento contiene tutto. Se una parte è danneggiata, a causa di malattia o di incidente, il resto del corpo lo sostituisce”

Tuttavia, come adulti, abbiamo la responsabilità di nutrire non solo il corpo fisico, ma anche la dimensione emotiva, mentale e spirituale nostra e dei nostri figli e, per farlo, dobbiamo prima sapere che nella zona inferiore cerebrale ci sono le zone più antiche, l’allocorteccia già formatasi dalla nascita, che regola sia la respirazione che altre funzioni corporee. Qui risiedono anche innate reazioni e impulsi come l’attacco o la risposta di fuga e le emozioni più intense, come la rabbia.
La parte superiore del cervello, che matura nel tempo, è costituita dal neocorteccia e dalle sue varie parti, ed è il luogo dove si svolgono i processi mentali più complessi come la pianificazione del pensiero e l’immaginazione.
Nella parte superiore del cervello si trova la capacità di decidere e pianificare la capacità di controllare il corpo e le emozioni fisiche, la comprensione di sé, l’empatia e la moralità.

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Sottolineiamo il ruolo dell’amigdala, una piccola parte del cervello che fa parte del sistema limbico: Consente la rapida elaborazione e l’espressione delle emozioni, in particolare la rabbia e la paura.
Quando l’amigdala avverte la paura, è in grado di prendere il controllo completamente prendendo in ostaggio il cervello.
Queste sono le situazioni in cui, a torto o a ragione, agiamo prima di pensare; questo va bene se una tigre ci attacca e dobbiamo reagire immediatamente fuggendo, ma in altri momenti in cui, a causa di una grande paura o di una grande rabbia, può accadere che l’attivazione dell’amigdala sia così potente che il collegamento alla parte superiore del cervello sia totalmente bloccato, dando vita a un comportamento inopportuno.

Nel nostro cervello c’è anche una parte che ha il compito di integrare i ricordi: l’ippocampo, una sorta di “motore di ricerca” per richiamare i ricordi.
L’ippocampo lavora con diverse parti del cervello per recuperare le immagini, le emozioni ei sentimenti dalla memoria e ci permette di formare un quadro completo.
Possiamo insegnare ai bambini a guardare i fatti dal punto di vista della loro saggezza interiore, che ognuno ha, osservando che certi pensieri, sogni, desideri e emozioni, le loro percezioni e le sensazioni corporee non sono l’elemento centrale della loro vita. Ma solo alcuni dei vari elementi della loro vita.

L’importanza delle percezioni fisiche nel bambino, come nell’adulto, è quella di riconoscere ciò che si sentono nei muscoli della pancia, dello stomaco, del petto, delle gambe e delle braccia; Questo può notevolmente contribuire a calmarli, soprattutto se imparano a riconoscere sentimenti e emozioni.
Tenete presente che il mondo delle emozioni è fluttuante e suscettibile e, accompagnare i bambini a riconoscere ciò, è centrale nella pratica della consapevolezza.
Tuttavia, dobbiamo ricordare che “non è possibile passare saggezza e visione profonda ad un’altra persona: quei semi sono già presenti in lei: un buon insegnante li tocca e permette loro di svegliarsi, germogliare e crescere” – Thich Nhat Hanh

7. Che cos’è l’empatia? E come possiamo insegnare in modo efficace i nostri bambini a sentire qualcun altro il futuro?
Rispondo contemplando i seguenti versi:
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Provando empatia per gli altri

si scopre che tutti gli esseri hanno paura

della punizione e della morte.

Allora, non si assale

né si provoca più nessuno.

130

Provando empatia per gli altri

si scopre che tutti gli esseri

amano la vita e temono la morte.

Allora, non si assale

né si provoca più nessuno.

131

Far male agli esseri viventi

che come noi cercano appagamento

significa far male a noi stessi.

132

Non far del male agli esseri viventi

che come noi cercano appagamento

significa far felici noi stessi.

8. Credo che la benevolenza attiva potrebbe cambiare il mondo. Quando aiuta altre persone, qualcosa di magico accade anche nel tuo cervello. Quando facciamo qualcosa di meraviglioso per altri, la dopamina è coinvolta, non è vero?

L’amore e la gentilezza sono pratiche di consapevolezza. Per insegnare ai genitori come praticare l’amore e la gentilezza con i bambini, “mettendo nel loro cuore i semi dell’amore, della compassione, desiderando che tutti gli esseri siano felici e liberi da ogni sofferenza” scritto da Gregory Kramer, uno dei miei insegnanti di meditazione, un praticante e un insegnante di meditazione buddista in USA e padre di tre ragazzi, spiega come la regolare pratica quotidiana sia appropriata per il corretto ancoraggio nella vita dei bambini. L’amore e la gentilezza con i bambini e i giovani, è la speranza dell’autore e di chi ha tradotto in italiano il testo di questa scrittura che incoraggia i genitori – anche se non sono buddisti, perché la pratica non ha nulla di confessionale – alla pratica della consapevolezza e a condividere le loro esperienze, i loro successi e gli ostacoli della vita nella loro pratica familiare.

Per quanto riguarda la dopamina, è una sostanza molto importante per il corretto funzionamento del nostro corpo.
Quando i livelli di dopamina sono bilanciati, sperimentiamo un forte senso di soddisfazione..

Curiosamente, la dopamina è una molecola che i ricercatori hanno prima sintetizzato nel laboratorio e poi trovato nel cervello umano.

Il merito della sua sintesi in laboratorio è di George Barger e James Ewens, due chimici britannici nel 1910.

È stato poi il ricercatore britannico Kathleen Montagu a scoprire che la dopamina è una sostanza naturalmente presente nel cervello, nel 1957 nei laboratori della London Runwell Hospital.

Nel 1958 gli scienziati Arvid Carlsson e Nils-Ake Hillarp, ​​impiegati dei Laboratori di Farmacologia di Chimica dell’Istituto Nazionale del Sacro Cuore in Svezia, identificarono e descrissero per la prima volta il ruolo di questo neurotrasmettitore.
Per questa importante scoperta e per aver determinato che la dopamina non è solo un precursore di adrenalina e noradrenalina, Carlsson ha anche ricevuto il Premio Nobel in Fisiologia e Medicina.
La dopamina è prodotta in diverse aree del cervello e grandi quantità si trovano nelle strutture più antiche del nostro cervello, quelle che regolano le emozioni, la memoria, il movimento, l’umore, il senso del piacere, il comportamento, l’attenzione, il sonno e l’apprendimento.
Questo neurotrasmettitore ha molte funzioni importanti, le principali sono quello di regolare:
-Movimento
-Piacere, motivazione, ricompensa
-Memoria, comprensione, apprendimento, ragionamento, risoluzione dei problemi
-Attenzione
-Inibizione della produzione di prolattina
-Comportamento
-Sonno
-Umore
Per quanto riguarda il sistema nervoso ortosimpatico periferico, la dopamina agisce come:
-Vasodilatatore, partecipa alla regolazione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca
-Stimolatore dell’escrezione del sodio, attraverso l’urina
-Un fattore che favorisce la motilità intestinale
-Un fattore che riduce l’attività linfocitaria
-Un fattore che riduce la secrezione di insulina, dalle isole Langerhans (cellule beta pancreatiche)

9) Vorrei concludere questa intervista con una domanda personale. Cosa  la rende felice?
Produce una sottile gioia per me contemplare e praticare alcuni versi di Dhammapada:

Chi spende tutta la sua energia
nel percorrere la Via
Chi è puro e sollecito nell’impegno
raccolto e onesto nel suo comportamento
vede accrescere in sé l’esultanza.

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